Nei primi del ‘900 la pasta Verrigni era ottenuta dalle semole macinate a pietra quindi integrali, i grani erano locali e tutto veniva impastato con l’acqua del Gran Sasso ed essiccata all’aria, appesa alle canne di bambù. Dopo più di cento anni l’essenziale è immutato: una qualità data dal rispetto della materia prima attentamente selezionata e controllata in ogni passaggio della lavorazione. Dopo aver preso forma attraverso le trafile in bronzo, la pasta viene fatta essiccare all’interno di camerini mobili, lentamente e a bassa temperatura – tra 45 e 50° C — con una durata che può arrivare fino a tre giorni, a seconda dello spessore dei formati, secondo l’antica tecnica del “pre-incarto”: le caratteristiche delle semole non subiscono variazioni, i naturali processi di fermentazione vengono rispettati e così la pasta Verrigni ottiene il suo inconfondibile sapore. L’essiccazione in movimento è particolarmente uniforme e dona dolcezza, da qui la caratteristica di amabilità che ha conquistato tanti chef ed appassionati della pasta Verrigni.
La trafilatura in oro dona a questo formato una porosità unica ed una croccantezza ricercata che esaltano i profumi ed il gusto del grano italiano lavorato da Verrigni.







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